Lettera 100

Alla domenica vado a cantare nel coro della chiesa del mio rione: è una attività che mi è proficua sia psichicamente che fisicamente.

Oggi il parroco ha pronunciato nel sermone una frase che mi ha colpito: “abbiamo Dio nel sangue”. A chi mi dice che è una frase “fondamentalista” rispondo che i signori che agiscono in tal senso si installano idealmente nella mente non nel sangue della loro “vittima”. Io personalmente ritengo che il mondo occidentale abbia avuto nel suo disegno finale l’opera determinante di Gesù Cristo.

Per spiegare quello che ho in mente mi faccio aiutare da Pier Paolo Pasolini, rubandolo alla mia lettera 3.

Maggio 1963 ad Alfredo Bini

“…: l’umanità di Cristo è spinta da una tale forza interiore, da una tale invincibile sete di sapere, senza timore per nessuno scandalo e nessuna contraddizione, che per essa la metafora “ divina “ è al limite della metaforicità. Inoltre per me la bellezza è sempre una “ bellezza morale “, ma questa bellezza arriva a noi sempre mediata: attraverso la poesia, la filosofia o la pratica. Il solo caso di “ bellezza morale “ non mediata ma immediata, allo stato puro, l’ho sperimentata nel Vangelo. Pier Paolo Pasolini.”

Da Vita di PPP (pag 306)

“Io, per me, sono anticlericale, ma so che in me ci sono duemila anni di cristianesimo. Io coi miei avi ho costruito le chiese romaniche, le chiese gotiche e poi le chiese barocche: esse sono un patrimonio nel contenuto e nello stile. Sarei folle se negassi tale forza potente che è in me.”

Febbraio 1963 a Lucio Caruso. Assisi

“…in parole molto semplici e povere: io non credo che Cristo sia figlio di Dio, perché non sono credente. Ma credo che Cristo sia divino, credo cioè che in Lui l’umanità sia così alta, rigorosa, ideale da andare al di là dei comuni termini dell’umanità. …”

Mi viene facile inserire qui le parole del cardinale Martini, che cito a memoria: “ ogni mattino il credente che è in me si confronta, anche animatamente, con il non credente che, sempre dentro di me, gli sta accanto“

Mi sembra facile affermare che il credente e il non credente di cui parla Martini siano tutti e due debitori dell’insegnamento di Cristo. E allora mi si lasci pensare che nel mondo occidentale tutti i “ diversi “, comunque tutti disegnati dal cristianesimo, si possano mettere insieme a colloquiare : i credenti con i non credenti, i marxisti con i liberali, i fascisti e i mafiosi con i democratici, e così via. Al termine dei colloqui si può immaginare che possa nascere una “ azione “. Bisogna individuare un obiettivo che possa essere condiviso. Ad esempio, se l’obiettivo si configurasse in un risultato di “ bellezza morale “ potrebbe essere accettabile da tutti. Mi frulla nella testa una idea in proposito, ma ora vi lascio riposare: ci sentiremo più tardi …

Al tempo dei miei 18 anni si prendeva il treno per Lecco poi , percorrendo la Calolden si raggiungevano i piani dei Resinelli; ci installavamo nei rifugi per avere un letto per riposarci e poi via in velocità si andava ad arrampicarsi sulle molteplici guglie della Grigna. La mia squadra comprendeva campioncini che mi hanno fatto gustare difficoltà crescenti, dalla via normale del Sigaro al 6° grado della Comici al Nibbio. Alla sera ci si ritrovava tutti in rifugio ed era sicuramente un bel momento.

In parete io mi consideravo sicuro: non avevo vertigini e mi ero comportato decorosamente anche in gravi circostanze. Una volta sul Medale, parete di 400 metri sopra Lecco, il mio “ primo “, forse stordito dal troppo caldo, si staccò dalla parete facendo un salto di una quindicina di metri; ne ebbe il malleolo incrinato. Io riuscii a tenerlo e poi, con mio fratello, organizzammo una sequela di corde doppie per raggiungere il fondo della parete, dove arrivammo in una decina di ore. Tutto questo mi dava un caldo senso di orgoglio, e di superiorità nei confronti degli amici che non arrampicavano.

Una notte mi svegliai immerso in un incubo: mi trovavo in parete e stavo per cadere. Questo incubo si ripeté con frequenza più che settimanale; andai da un medico, che non mi offrì alcun aiuto e l’incubo continuò a lungo, tanto che fui costretto ad interrompere l’attività alpinistica. Finché un giorno, anzi una notte, in una specie di dormiveglia, decisi che forse stavo sognando e , con un grande sforzo di volontà fra la veglia e il sonno, mi risolsi ad abbandonare la parete e lasciarmi fluttuare nel vuoto. La caduta fu dolcissima, come di una foglia che si stacca dal suo ramo, e avvicinandomi ai piedi della parete cominciai a percepire il canto degli amici che mi aspettavano fra risate e gozzoviglie. L’incubo non si ripeté più.

Passati sessanta anni da questi avvenimenti, io mi trovo oggi abbarbicato ad altre pareti, che si chiamano: religione, libertà, fede, produttività, consumismo etc. Poiché non mi sento capace di raggiungere la cima di queste pareti con le mie sole forze forse mi conviene , come nel passato, lasciarmi cadere al fondo di esse, con la speranza di trovare amici allegri e ben disposti a ritentare con me la scalata.

Riprendiamo il discorso interrotto prima delle “sfide alpinistiche”, e precisamente dalla frase pronunciata questa domenica nel sermone dal parroco: “… abbiamo Dio nel sangue”. Per me significa che tutti i passaggi della nostra evoluzione sono sostenuti da un senso di sacralità intrinseca che opera naturalmente e da sempre dentro ciascuno di noi, non per scelta ma per dato di fatto. Come se dallo sforzo immane di “comprensione” (in una sorta di senso arcaico-primordiale) compiuto dall’animale scimmia davanti alla meraviglia di un cielo stellato fosse nato il primo barlume di “pensiero” e il primo bisogno, indistinto ma vivo, di vestirlo di “parole” per la necessità di dire la sconvolgente percezione di qualcosa di inspiegabile eppure esistente, del “mistero”, del soprannaturale, forse del “sacro” che accompagna la scimmia a diventare uomo. E lo sostiene lungo tutta la sua evoluzione verso il compimento della sua umanità, fino alla leggerezza dei comportamenti degli dei greci; alla fatica degli ebrei nella costruzione del Dio unico; al profumo di divinità che sgorga dalle pagine del Vangelo; fino ad ogni atto della mia vita attuale.

La lettura dei “pensieri” di Pascal mi ha obbligato ad analizzare la proposta della “ scommessa“, per cui la scelta fra una visione atea della vita e una religiosa può avvenire anche gettando la moneta. Quindi non secondo una scelta di verità “a priori”, ma con una decisione obbligata, che non si può non prendere in quanto si auto-compie.

Devo dire che in quel momento mi credevo ateo al 100 %; sentivo, tuttavia, un vuoto dentro di me, perché non trovavo una piena giustificazione razionale a tale scelta, finché mi arresi alla scoperta che il mio ateismo era intimamente collegato a un prete che “mi aveva dato un pizzicotto”.

Scelta la via del “ sacro “ bisogna individuare il tipo di colloquio che con esso si vuole instaurare.

A mio parere, un colloquio adulto con il “sacro” deve essere un colloquio di “offerta”, vale a dire dovrebbe esprimere la nostra coscienza del compito che ci compete che è quello di essere noi di aiuto al buon Dio per il compimento costante e continuo della sua opera creatrice. La consapevolezza che la “creazione” non è, e non deve essere, un’opera in sé compiuta una volta per tutte e così regalataci senza merito e senza partecipazione, ma, al contrario, una sorta di lavoro che progredisce, si perfeziona e si trasforma plasmando l’uomo e la sua risposta alle sfide che la natura e la morale continuamente gli pongono. Credo in un colloquio di “offerta d’aiuto” al buon Dio anche perché per quanto riguarda la nostra salvezza tutto ci è già stato dato e, forse, basterebbe ricorrere qualche volta di più alla preghiera per ri-scoprire la “salvezza” che abbiamo già dentro di noi. Il nostro compito è “dare” non “ricevere” e per questo fine siamo stati forniti del massimo della libertà di azione possibile.

Mi pare ora necessario ritornare al concetto di “ bellezza morale “, cercando di mettere insieme operatori del mondo occidentale anche se “diversi”, facendoli confluire su una azione in cui tutti possano riconoscersi e quindi sentirsi partecipi.

Ritengo che l’opera più necessaria sia di offrire alla famiglia tutti i mezzi per continuare la sua azione benefica nei confronti dei vecchi, dei giovani, e per affrontare i nuovi pericoli derivanti dal “consumismo “ eccessivo, senza limiti di quantità né di qualità, con gli effetti potenzialmente devianti che possono riflettersi sull’educazione dei giovani.

Bisogna quindi costruire e organizzare famiglie più grandi ( GF ).

Dimentichiamo di poterle realizzare oggi: limitiamoci a disegnarle.

I compiti di una GF sono:

1) accompagnare i vecchi nell’ultimo tratto di vita; sarebbe bello per i nostri anziani potersi   riposare, volendo , negli stessi giardini dove giocano i nipotini.

2) educare i giovani alla libertà responsabile per non essere sconfitti da libertà illusorie e pericolose.

3) affrontare il “ consumismo “ in modo conveniente: molti prodotti, compreso il cibo, possono essere acquistati in modo più razionale dalla GF. Per esempio le automobili: oggi 50 famiglie ne possiedono un centinaio, che per la gran parte del tempo sono ferme. In una GF ne basterebbero 20 o 30. Inoltre studenti universitari e pensionati potrebbero, utilmente per sé e per la comunità, fare un servizio da autisti.

4) in futuro nasceranno sempre più gravi problemi con il mondo produttivo: licenziamenti verso fine carriera in una GF potrebbero essere risolti più facilmente, perché la persona che perde il lavoro potrebbe riscoprirsi, al suo interno, variamente utile e trovare una nuova gratificazione.

5) le donne potrebbero più facilmente e serenamente decidere di avere i figli che desiderano, contando su un clima di solidarietà e non di solitudine.

Vediamo ora chi può partecipare allo studio della GF:

  1. io, a seguito del percorso nel “sacro” iniziato grazie ai consigli di Blaise Pascal, convinto che il nostro obbligo è di “dare”piuttosto che insistere per “ricevere”, non scorgo nelle mie modeste capacità altro che fissare gli obiettivi per la costituzione di una GF; atto fondamentale per salvare la famiglia attuale.
  2. penso possibile la partecipazione degli amici atei. Chiederei a loro la cortesia di accettare l’educazione religiosa dei bambini almeno fino a 7 anni. Percepire il senso del divino in giovane età è indispensabile durante la vita di adulti anche se, più tardi, si scegliesse il percorso “ateo”. (La stessa cosa avviene con gli strumenti musicali: se non si inizia fra i 5 e 7 anni non si suonerà bene uno strumento da adulti).
  3. essere di destra o di sinistra non impedisce la coabitazione nella GF. E’ indispensabile però accettare la regola per cui gli interessi della GF sono prioritari nei confronti di quelli nazionali. Mi ricordo , poco prima della guerra, anno 1938, trascorrevo le mie vacanze estive in una colonia dove al mattino ci riunivano per l’alza bandiera. Devo ammettere che l’atto mi procurava una certa emozione. In omaggio alla GF un’alza bandiera mi sembra possibile!
  4. madri che vogliono essere aiutate a fare più figli.

Nei punti dall’ 1) al 5) ho indicato gli obiettivi della GF. Il raggiungimento di tali obiettivi può avvenire per “passi” successivi. Esempio : aiuto alle famiglie con bambini (PGF bambini): acquisti centralizzati( PGF acquisti). Questi due “passi” potrebbero far partire la costituzione di una GF perché non necessitano che le famiglie partecipanti abitino vicine, e soprattutto consentono risultati di estremo interesse.

Recentemente ho chiesto ad un gruppo di amici se pensano che a Milano si viva meglio oggi o 100 anni fa. La risposta è generalmente favorevole al passato. Anche se a quei tempi i bambini morivano per un raffreddore .Quando sono nato la mia famiglia aveva già perso due miei fratellini prima dell’età di due anni. Mi ricordo che fino al 1950 la tubercolosi non lasciava scampo. Ma soprattutto i paesi produttori di armi hanno smesso di fare la guerra fra di loro per cui noi godiamo di una pace che dura da 70 anni.

Bisogna aggiungere che sembra che il capitalismo abbia bisogno di pace. Pensate che i cinesi, dopo aver acquistato la Pirelli pensino di dichiararci guerra? Certo che le guerre continuano ad esserci, ma sono, rispetto alle macro-catastrofi del passato, di piccole proporzioni, perché circoscritte a conflitti, per ora, locali. I produttori di armi hanno smesso da tempo di guerreggiare tra loro . Le guerre di oggi si giocano, stranamente, fra chi le armi le compra non essendo capacei di produrle.

Ma allora perché questa negatività nei confronti dei tempi attuali?

Penso che il motivo sia da individuare nella solitudine delle famiglie. Certe volte se si abita in appartamenti non si conoscono le famiglie che abitano sullo stesso pianerottolo. Siamo impegnati a salvare la nostra famiglia, non riusciamo interessarci dei problemi degli altri. Viceversa, quando riceviamo sconfitte si rimane soli senza alcun aiuto.

Partecipare alla costruzione di una GF attraverso “passi” fondamentali ci toglierebbe dall’impasse. Sono convinto che fra 20 o 50 anni sarà giocoforza allearsi in una GF. Ora però potremo iniziare ad allenarci. Ad esempio riunirsi con degli amici per impiantare degli orti nei balconi. Obiettivi che non spaventano ma che iniziano a delineare una GF.

Io inizierei volentieri con un gruppo per leggere il vangelo che pochi conoscono. Perché?

Ad esempio leggiamo in Mt 13,44 “ Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va , pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. “

Più semplice di cosi!!!!!!!!!

Ciao a tutti. Giancarlo.

 

Annunci

Lettera 99

Di notte mi tormenta il Big Bang.

Prima il nulla ; un lampo di “luce” e un po’ di tempo dopo … “le api”

Perche le api ? per via del miele ; l’uomo non è stato capace di favorire il miele come prodotto del corpo : loro sì. Poi sembra che senza le api non esisterebbe il mondo vegetale.

Chiediamoci qual’é l’esperienza della loro vita che le ha portate a quel traguardo. Il volo , forse: non è di loro esclusiva pertinenza, comunque sembra necessario; tuttavia non è certo la ragione principale, la più importante, che invece ritengo sia l’organizzazione sociale completamente sotto il controllo della femmina, l’ape regina. La quale ha dimensioni gigantesche, sia nei confronti dei maschi che delle femmine della specie, e sembra servirsene per impedire alle altre femmine di essere madri ( ma ottime e attive operaie sì) e ai maschi di vivere, dopo il fatale generativo incontro con lei!

Se prima c’era il nulla, poi il lampo di luce, poi le api, tutto ciò ci dice che in tutte le specie animali esiste la guerra fra maschi e femmine, naturalmente con traguardi diversi. Bisogna riconoscere che a noi uomini è andata bene, perché apparteniamo fortunatamente all’ordine dei mammiferi dove i maschi sono, generalmente, più grossi delle femmine.

Visto il “viaggio” fatto dalle api per arrivare al miele, chiediamoci quale è stato il percorso della scimmia (in quanto nostra progenitrice) per arrivare all’uomo.

Che l’uomo sia passato dalla natura scimmia mi ha sempre molto meravigliato. Penso all’ampiezza di sguardo sul mondo che caratterizza l’aquila, per esempio: abbraccia mari, foreste , deserti , montagne; quale ricchezza e varietà di esperienze! Il mondo della scimmia è limitato al suo proprio ambiente di vita: la foresta, con le infinite forme e dimensioni degli alberi che tuttavia sempre alberi sono!

L’uomo non è quindi nato per ragioni intellettuali.

Cosa aveva la scimmia che l’aquila non possedeva: due occhi appaiati indispensabili per essere colpiti dalla bellezza del mondo, e due mani che servivano all’animale per dondolarsi e per portare il cibo alla bocca, e a noi per realizzare le invenzioni della nostra mente. Ma soprattutto, dopo tanto sbatacchiare fra i rami, l’aver raggiunto una ragguardevole dimensione del cervello tale da poter finalmente produrre pensieri.

Mi piace immaginare il branco, o un solo elemento fra essi, rivolgere gli occhi al cielo in una notte stellata e, colpiti dalla bellezza dello spettacolo, intuire rozzamente qualcosa che somiglia alla presenza/necessità di un “creatore”, di un “fattore” di tanta meraviglia e rimanere così avvinti da un senso di “mistero”, e avvertire un confuso bisogno di “pensiero” e di “parole” per comunicarlo .

L’uomo incomincia la sua avventura quando sente il bisogno di comunicare ai suoi simili quello che non si vede con gli occhi ma con la mente. Il “mistero” del creatore è il motivo più potente per la costruzione del pensiero e della parola. Successivamente l’uomo si esercitò anche sul “mistero” della creatura (della cosa creata), e nacquero : il coltello, la ruota. la piroga, la casa ….. e più tardi la democrazia, la filosofia, ….. e più tardi ancora la bomba atomica, il DNA, …..

Non dimentichiamo che il mistero più potente, quello che rimane sempre tale , è quello del Creatore e ha bisogno della “fede” per operare, fede da cui riceve una forza enorme che ha certamente aiutato l’uomo nel suo percorso iniziale.

Si può pensare che il binomio ”mistero del creatore “ / “fede” sia stato l’artefice principale nella trasformazione della scimmia in uomo.

Tutte le religioni hanno prodotto valori morali perché gli uomini riuscissero a sopravvivere decorosamente, ma anche fissato leggi che hanno differenziato il comportamento e l’importanza dei popoli nei secoli. Non mi permetto di analizzare le altre religioni, che non conosco sufficientemente, anche se ritengo che da ogni religione, essenzialmente, nascano i pregi e i difetti che oggi si possono riscontrare nei vari luoghi.

Mi limito a osservare gli avvenimenti nei paesi di origine cristiana.

Tutte le volte che cerco di parlare di religione, con persone comuni, non trovo nessuno che vuole ascoltare; parlare di religione in occidente non è di moda. Questa de-cristianizzazione è una conseguenza dello straordinario portato di libertà contenuto nel Vangelo . Quando la rivoluzione francese si accaparrò i concetti di “ libertà”, “uguaglianza”, “ fraternità” credendo di trarli come nuovi dall’ambito della giustizia laica e pensandoli sconosciuti alla Chiesa Cattolica, lì iniziò la de-cristianizzazione del mondo occidentale, che non si rese conto che quei valori erano vivi solo grazie al messaggio del Vangelo, da cui originavano; il mondo romano e barbaro dove si era sviluppato il “potere” cristiano non conoscevano certo i “comandamenti “ della libertà, dell’uguaglianza e della fraternità.

Cristo non ha scritto di suo pugno nessuna riga del vangelo. Se lo avesse fatto quegli scritti sarebbero diventati “Legge” e avrebbero provocato “condanne”. Nel vangelo di Giovanni ripetutamente afferma che il suo compito é di “salvare” non di condannare. Quando l’adultera sta per essere condannata, avendo commesso un peccato per quel tempo e quel contesto gravissimo, con uno “stratagemma” la salva, né minaccia di condannarla se continua nel l’adulterio, solo la esorta a non farlo.

Il peccatore cristiano è libero nei suoi atti, libero perfino di peccare.

Il mistero del creatore ha viaggiato nel tempo insieme al mistero del creato.

Quando l’uomo si rende conto che è la terra che gira intorno al sole e non viceversa alcune religioni hanno perso la loro posizione nel mondo. Contemporaneamente, i paesi d’origine cristiana si sono affacciati al potere nel mondo.

Tutto è avvenuto nelle Chiese, distribuite numerose in tutti i luoghi cristiani. Nelle chiese tutti potevano partecipare non per essere uguali, comunque uguale era l’ascolto. Sicuramente il vangelo è stato proposto Insieme a infiniti altri valori. Pensate agli obblighi della inquisizione e al ripetersi di guerre proprio fra paesi cristiani, in cui i popoli occidentali si sono allenati per mille anni e da cui forse in parte si è generato il potere attuale dell’occidente.

Dal giornale “ Avvenire “ 4 luglio 2014 pag . 13 “ Il Gesù di Martinetti “

Vissuto dal 1872 al 1943 il valdostano Piero Martinetti è giustamente annoverato fra i maggiori studiosi italiani della filosofia di Immanuel Kant, che rappresentò per lui, oltre che un oggetto di indagine, un costante punto di riferimento esistenziale. Questo legame col pensiero kantiano è ben presente anche nell’opera “ Gesù Cristo e il cristianesimo “, pubblicato la prima volta a Milano nel 1934 e di recente riproposta, con una densa Introduzione di Giovanni Filoramo, che fissa subito il contesto entro il quale si colloca il testo martinettiano: “L’opera di Martinetti si iscrive in una tradizione secolare tipica del mondo protestante, che ha teso a leggere la storia del cristianesimo in chiave antiecclesiastica, come un progressivo allontanamento, una “caduta”, dalla perfezione originaria del messaggio di Gesù, un tradimento ineluttabile che si è cristallizzato nel sorgere e nel perpetuarsi dell’istituzione ecclesiastica.”

Il filosofo valdostano è convinto che per tornare al genuino messaggio del Vangelo sia necessario liberarlo dalla spessa patina dogmatica e mondana di cui, nei secoli, lo ha coperto la Chiesa. Si tratta, dunque, di operare una profonda riforma della vita religiosa, capace di mostrare il volto autentico di Gesù, che fu quello di un genio religioso sospinto da una radicale esigenza etica e da un profondo anelito di libertà interiore. Scrive Martinetti: “Ciò che è veramente essenziale in Gesù, ciò per cui noi oggi ancora riconosciamo in lui il nostro Maestro, l’iniziatore della nostra vita religiosa, è la sua coscienza del divino pura e luminosa, la sua pietà ardente ed eroica, la sua dedizione senza limiti al divino.”

Scrive ancora Martinetti: ”La religione vive nelle anime, non nel mondo; e la luce che risplende in una coscienza pura non conosce tramonti”.

Fin qui l’articolo di Maurizio Schoepflin su Avvenire.

Per parte mia, pur concordando pienamente con Martinetti, penso tuttavia che chi giudica la Chiesa deve anche tener conto del mondo che la circonda. Rivoluzione francese , comunismo, de- cristianizzazione del mondo occidentale, hanno agito sulla Chiesa cattolica dall’esterno in modo attivo. Penso alla guerra del golfo, contro cui solo il Vaticano, nel mondo occidentale, si è apertamente schierato, e alle conseguenze che oggi pagano i cristiani africani che vengono uccisi tutti i giorni senza che si sollevi se non una tiepida reazione nel mondo.

Martinetti , morto nel 1943, aveva visto operare Papi tipo Pio XII. I successivi, che non ha potuto   conoscere, hanno modificato la Chiesa fino ad arrivare a Papa Francesco che quando parla dalla finestra del Vaticano sembra dire le stesse cose di Martinetti.

Per quanto riguarda me, la lettura di queste righe mi consegna a sonni più tranquilli senza l’ossessione del BING BANG! Che la lettera 99 contenga un fondo di verità?i

Lettera 17. La famiglia in convento

Lettera da scrivere insieme a tutti i lettori delle lettere dalla via Monviso non per costruirla oggi ma per indirizzare e aiutare i futuri realizzatore che fra 200 anni  sentiranno il bisogno di farla nascere.

Il titolo di questa lettera è “LA FAMIGLIA IN CONVENTO”

 

Si tratta di discutere di una famiglia più numerosa nel numero di componenti di quelle attuali, che si pone obiettivi ben precisi e che dalla parola “ convento” prende l’auspicio di avere lo stesso successo che la chiesa ottenne da quelle comunità: la propria salvezza.

 

La famiglia si unisce in comunità con tre obiettivi fondamentali che ne costituiscono la novità. C’è chi, criticando il concetto di novità, ha definito i kibbuz come precedente: falso, perché quelle comunità in realtà preparavano gli uomini che avrebbero sorretto lo stato di Israele.

 

  1. Compito principale della “famiglia” è di accompagnare i figli a raggiungere una “ libertà “ conquistata e non regalata. Oggi, grazie alla debolezza della famiglia attuale, i concetti dominanti di libertà acquisiti dai giovani sono più vicini ai bisogni e scopi del mondo produttivo che a quelli necessari alla costruzione dell’uomo. E’ quindi indispensabile che i genitori abbandonino parte della loro autorità verso una autorità paterna di gruppo molto più forte. I figli diventano un po’ i figli di tutti.
  2. Accompagnare i vecchi verso la morte trasformando la morte in un passaggio. I vecchi non       devono essere lasciati soli permettendo a loro di essere utili alla comunità il più a lungo possibile.
  3. Sostenere i componenti del gruppo nel loro rapporto con il mondo produttivo.

 

 

Controllare alcuni tipi di acquisti. Pensate oggi un gruppo di 50 famiglie quante automobili   possiede: almeno 100. Oggi quelle 100 macchine sono dello stesso tipo e restano quasi sempre in parcheggio. Nel gruppo potrebbero diventare un piccolo pulman, una quindicina di macchine come quelle attuali con alcuni autisti che potrebbero guidarle tutto il giorno e un ben studiato sistema di noleggio per la comunità.

 

Il convento insegna anche l’uso delle regole, che devono essere efficaci ed accettate da tutti. Ad esempio immagino alcune regole per il compito a) L’educazione dei giovani:

 

1)   nei primi tre anni di vita il bambino vive con la madre o chi ne fa le veci , comunque in un ambiente femminile. Indispensabile che la comunità scelga una religione che deve arrivare al bambino come una fiaba che apporti sicurezza e immagini di divinità.

 

  • dai quattro ai sette anni primi contatti con la scuola esterna seguiti da un tutor interno, e se possibile portato a godere dei primi atti di tipo morale come quelli concepiti dalla chiesa cattolica nella prima comunione.

 

  • dagli otto ai 14 anni continua lo studio nelle scuole esterne seguito da insegnanti interni   tipo tutor che controllano e completano gli studi dei ragazzi. Compito dei tutors è quello di evidenziare e sostenere le qualità del ragazzo per ricavarne il maggior frutto, esattamente come riescono a fare i gesuiti dai loro studenti.

 

  • Dai 15 ai 21 anni: è l’età in cui la comunità ha bisogno dell’aiuto del giovane, e il giovane deve ricevere dalla comunità l’insegnamento che manca nelle scuole statali: la storia, la geografia, gi insegnamenti morali e religiosi, e i primi avvistamenti su una libertà conquistata.

Lettera 16. Salvezza e creatività. Religione e produttività viste da Berdajev

Cari amici vi invio queste quattro paginette che sono il frutto delle mie elucubrazioni notturne.

Posso farle diventare una decina di pagine o un libro di mille pagine.

Ditemi, per evitare un ampliamento inutile, se la lettura vi ha interessato, divertito oppure annoiato o addirittura infastidito.

Fatemi sapere.       Buon Natale 2013.         Giancarlo.

 

Leggendo le mie lettere si capisce chiaramente che gli argomenti che mi coinvolgono sono:

– la RELIGIONE e la PRODUTTIVITA’ e che sento un particolare interesse alla costruzione di famiglie più numerose nelle quali possano convivere le diverse età della vita.

Dormo poco, causa l’età, e mi avanza, durante la notte, una infinità di tempo per costruire pensieri nuovi forse anche originali che, a causa della mia grande ignoranza, non riesco a strutturare in modo chiaro e comprensibile tanto da poterne dare un giudizio di valore. Tento qui di superare questa difficoltà, questa specie di inibizione di fronte alla forza dei miei stessi ragionamenti.

Mi ispiro agli amici “matti” che abitualmente lasciano libero qualsiasi pensiero senza preoccuparsi della sua “verità”.

Recentemente ho ricevuto una spinta a manifestare le mie idee dalla lettura del libro di NICOLAJ BERDJAEV: “IL SENSO DELLA CREAZIONE” nel capitolo “ SALVEZZA e CREATIVITA’”.

Dice Berdjaev: “La correlazione tra le vie della salvezza umana e le vie della creatività umana è il problema più centrale, più tormentoso e acuto della nostra epoca.”

Bisogna però ricordare che l’amico Nicola pubblicava questo libro agli inizi del secolo scorso. Continuiamo la lettura:

“L’uomo muore e anela alla salvezza. Ma l’uomo è anche in sua natura creatore , edificatore, costruttore di vita, e la sete di creatività che lo brucia non può essere placata. Può l’uomo salvarsi e al tempo stesso creare, può creare e al tempo stesso salvarsi? E come bisogna intendere il cristianesimo: il cristianesimo è esclusivamente la religione della salvezza dell’anima per la vita eterna, oppure la coscienza cristiana giustifica anche la creazione di una vita superiore? …”

Qui rispondo io: la libertà, che è l’elemento primo della creatività, è presente nei vangeli tanto quanto la salvezza, anche se la rivoluzione francese pensa di averla inventato lei la libertà come concetto e come diritto.

Noi ancora oggi siamo liberi nell’ interpretare le ” parabole”, tecnica usata da Gesù per comunicarci il suo messaggio: il peccatore, vedi l’adultera, non è condannato ma è libero di decidere del proprio peccato; Pietro, a cui è assegnata la conduzione della chiesa, è avvertito dei tre tradimenti che egli stesso metterà in atto prima che il gallo canti; tuttavia, malgrado Gesù sapesse che il gallo avrebbe cantato tutti i giorni, nei 2000 anni successivi la Chiesa ha usato ed abusato della sua libertà di peccare! Ma soprattutto il concetto di libertà è conseguente alla affermazione di Gesù nel vangelo di Giovanni:” Io non sono venuto per GIUDICARE ma per SALVARE” .

Io sono del parere che la rivoluzione francese sia principalmente servita a trasferire tre valori nati nei vangeli, e che avevano perso vitalità nel mondo cristiano: “uguaglianza, fraternità e libertà” al mondo laico, con il risultato di sviluppare la creatività dei paesi cristiani. Recentemente alla riunione del G8 fra i paesi più importanti del mondo sette degli otto partecipanti avevano origini cristiane.

La parola SALVEZZA che afferma il momento principe degli atti religiosi e la parola CREATIVITA’ che giustifica le durezze della produttività hanno dato respiro ai miei pensieri.

Mi sembra fantastico che al tempo che si sviluppava il comunismo in Russia e che nelle fabbriche europee era determinante la figura del padrone delle ferriere, Berdjaev avvertisse i problemi nei quali siamo immersi ora quando tutto il mondo segue le leggi del MONDO della PRODUTTIVITA’.

Continuiamo la lettura per comprendere meglio:

“… La drammaticità del problema della salvezza e della creatività si riflette nelle divisioni tra Chiesa e mondo, tra spirituale e mondano, tra sacro e profano.” .

Poco oltre Nicolaj indica l’incapacità della Chiesa nell’accettare la creatività: “… Da parte del mondo ecclesiale vi è un atteggiamento di profonda sufficienza, quasi di disprezzo, nei confronti di tutte quelle opere creative, nella vita della cultura e nella vita della società, di cui è pieno il movimento complessivo del mondo….”

Esattamente il contrario di quanto avviene oggi quando le leggi imperanti della produttività non tengono più in conto i bisogni di salvezza. Non c’è più alcuna alleanza fra i padroni del mondo e la Chiesa.

Penso che sia necessario chiarire la parola “produttività”.

Quando sono entrato in fabbrica nel 1953 vi ho trovato I “Capi” e gli “Operai”: i primi dovevano pretendere il rispetto dei secondi i quali a loro volta sentivano come “naturale”, sebbene faticoso, il loro dovere di rispettare i Capi. Capacità manageriali e produttive avevano allora poca importanza,

La trasformazione avvenuta successivamente nel mondo capitalista con l’avvento dei “Managers” con obiettivi produttivistici concreti ha decretato la vittoria capitalista nei confronti del mondo comunista che in Russia era rimasto al sistema dei Capi.

Mi sembra necessario andare, ora, a ricuperare uno di quei pensieri che mi attraversano di notte:

ho cercato di immaginare perché negli ultimi istanti della vita del mondo è apparsa la presenza dell’uomo. Accettiamo per vero che l’animale di partenza sia stato la scimmia : ma quale caratteristica particolare sarà apparsa nell’animale anomalo destinato a dare origine all’uomo?

Certamente gli occhi appaiati, che permettono di intravedere la bellezza delle immagini, e le mani che diventeranno lo strumento principe della creatività, saranno servite nel percorso verso l’umanizzazione. Ma solo la capacità di immaginare qualcosa “oltre” l’apparente, di avvertire il bisogno di qualcosa che stava nella dimensione del MISTERO, ha portato quel nostro progenitore ad assumere sembianze umane.

Gli animali captano tutto quello che si percepisce del mondo molto meglio di noi. E’ facile trovare animali che hanno vista più potente dell’uomo, udito più sensibile, forza molto maggiore.

Mettete a confronto scimmie che conoscevano un ambiente costituito da alcuni alberi e le aquile che nei loro viaggi conoscevano foreste, mari, montagne, deserti. Pur tuttavia, l’aquila à rimasta aquila.

L’analisi dei misteri che via via hanno portato all’uomo di oggi riguardano: cosa ha fatto nascere il mondo: argomento che impegna tutte le religioni; e, se c’è un creatore, cosa ci nasconde il creato? Lo sforzo di analisi di questi due misteri ha messo in moto la civiltà umana.

L’uomo ci ha guadagnato nell’analisi religiosa perché ha spostato la responsabilità del creato su spalle più robuste delle sue e l’attività di scrutare nel mistero religioso gli ha offerto aiuto nello scoprire i misteri del creato.

Una buona educazione religiosa rende solida la vita dell’uomo perché costruisce “ puntelli” in cielo più sicuri ed efficienti di quelli umani.

I risultati religiosi: il totem, gli “dei” con caratteristiche animali, gli “dei” con caratteristiche umane, il Dio unico assoluto e sconosciuto sono confermati da valori di fede; le scoperte del creato: la ruota, la matematica, la democrazia, la filosofia, la lampadina elettrica, la bomba atomica sono giustificati dal loro apparire.

Ogni livello raggiunto dalle religioni ha provocato livelli più approfonditi nello sviscerare i misteri del creato, che al loro apparire hanno dato scosse ai mondi religiosi. Mi basta ricordare cosa è avvenuto nel mondo cristiano quando si è scoperto che è la terra a girare intorno al sole.

Cosa succede oggi?

Secondo me ci si deve aspettare gli scossoni causati dall’avvento “ BOMBA ATOMICA”.

Quando sono nato ogni 5 anni si avviava una guerra. Guerra di Spagna, guerra di Abissinia, guerra mondiale con 60 milioni di morti; poi la bomba atomica e i suoi possessori hanno miracolosamente smesso di fare guerre fra di loro. E sono passati 70 anni ed io sono riuscito facilmente a raggiungere gli 82 anni.

Cosa era successo prima? Partiamo dalla rivoluzione francese. Gli avvenimenti precedenti mi obbligherebbero a ritrovare conoscenze storiche che mi hanno abbandonato, ma posso ricordare che per 500 anni tutte le guerre più terribili sono state combattute fra paesi cristiani. Solo l’allontanamento degli Arabi dalla Spagna e i Turchi a Vienna aveva cambiato i contendenti; Spagna, Francia, Inghilterra se le erano sempre date di santa ragione.

Dopo la rivoluzione francese, con la forza dei “dogmi” (nati nei Vangeli): fraternità, uguaglianza e libertà, le guerre fra paesi cristiani si sono intensificate. Le guerre napoleoniche hanno terribilmente insanguinato l’Europa solo 10 anni dopo le speranze della rivoluzione francese!

Finalmente, durante l’ottocento gli interessi coloniali portano gli europei in qualche scaramuccia in Asia e in Africa, ritornando però ai 20 milioni di morti nella guerra ‘15-‘18 fra soli paesi cristiani nell’ultima guerra voluta dal capitalismo di tipo “classico”.

La strana guerra del ’40-‘45 fra paesi di tipo fascista da una parte, e comunismo e paesi di alta produttività capitalista dall’altra, ha visto l’intervento di paesi non cristiani con una piccola accelerazione dei morti a 60 milioni. Poi, la bomba atomica.

Cosa ci attende ancora? Una cosa che mi ha fatto piacere osservare è la figura degli ultimi tre Papi della cristianità. Tutti e tre hanno avuto atteggiamenti rivolti a diventare i Papi di tutto il mondo. Anche dei Cinesi , anche dei Maomettani, anche degli Africani, trascinandosi a fatica anche i cristiani Europei. Francesco sembra che riesca farsi seguire perfino dal Vaticano!

Quando sono nato io, 1931, Mussolini si era notevolmente infuriato perché erano nati 100.000 bambini meno dell’anno precedente. Meno giovani meno baionette nel futuro.

Oggi, dopo la bomba atomica, i cinesi sono tranquilli solo perché negli ultimi 25 anni hanno evitato la nascita di 300 milioni di giovani (forse perché “scottati” dagli effetti della rivoluzione culturale?). Quelli rimasti li hanno infilati nelle fabbriche che costruiscono prodotti venduti dagli americani, e tutto procede in pace. L’alta percentuale di suicidi nella giovane popolazione cinese e l’aria iper-contaminata che devono respirare sono solo piccoli problemi da risolvere. Se dopo la conquista della “produttività” e l’invio del “robot” sulla luna, i cinesi aggiungessero un percorso tracciato dall’insegnamento dei Vangeli potrebbero diventare i padroni del mondo.

Il contrario succede ai Maomettani. Il 50 percento della popolazione maomettana è giovane. Non è nelle fabbriche che non ci sono e fa casino. Destino duro per i miei amici Arabi che speravano di affogare gli israeliani con i loro giovani. Anche a questi amici consiglierei di non seguire vie Mussoliniane ma una buona lettura dei Vangeli.

Visto che sono in vena perché non terminare con un buon consiglio ai cattolici: in ricordo del meraviglioso cardinale Martini il suo suggerimento di far colloquiare il credente e il non credente che stanno in ciascuno di noi deve diventare l’imperativo di tutti i cattolici.

Dovrei terminare indicando un luogo dove anche noi cattolici possiamo sopravvivere: penso che sia una famiglia allargata. Famiglie non di 4 ma di almeno 100 persone.

L’operazione la chiamerei “ Famiglie in convento” Nei conventi si è salvata la chiesa nel passato. Nella “famiglia in convento” si potrebbe salvare la famiglia, la società, oggi. Ma lasciamolo come argomento di una prossima lettera.

Di nuovo  BUON NATALE 2013

Lettera 15. Salviamo i vecchi. Spero di non insistere troppo

Nelle “lettere dalla via Monviso“ ho toccato vari argomenti:

– alcune mie avventure giovanili;

– gli avvenimenti che mi hanno portato a diventare padre di Marco e Paolo e nonno dei loro figli;

– la fotografia di alcuni “Vecchi“ che mi sono stati Maestri consapevoli o inconsapevoli;

– accenni su alcune regole del “mondo della produttività“ che fissano i vantaggi e gli svantaggi del mondo moderno;

– immagini di un periodo di guerra.

L’affiorare, di tanto in tanto, delle problematiche religiose, mi induce ora a soffermarmi con più attenzione sulle stesse. Inizio con una piccola premessa: sono consapevole che parlare di religione per una persona come me dotata di notevole ignoranza in materia è estremamente temerario. Tuttavia, cerco di rinfrancarmi un po’ immaginando di inviare una lettera all’amico padre Busa s. j. per chiedergli consiglio, nella fiducia di un suo sguardo benevolo dal cielo.

Mi appare determinante per lo svolgimento della vita nel tortuoso percorso delle civiltà il peso delle religioni. La posizione oggi dominante nel mondo dei paesi di origine cristiana è, a mio parere, conseguente al fatto di essere cristiani. Negli ultimi 1000 anni le guerre più sanguinose si sono combattute fra paesi cristiani. Nell’ultima guerra mondiale, a parte la Spagna, tutte le nazioni cristiane europee e nord americane hanno partecipato lasciando sul terreno 50 milioni di morti.

Dominare il mondo si può, oggi, solo se si è militarmente forti (ad esempio il numero delle bombe atomiche possedute).

Apparentemente il “potere cristiano” si è affermato attraverso guerre e ritrovati scientifico-militari, ma ad una analisi più approfondita scopriamo che è nel Vangelo che risiede la ragione principale della sua forza: dalle parole e dagli esempi di vita di Cristo emerge la straordinaria “libertà” di pensiero e di movimento di cui il messaggio cristiano è portatore, tanto da contemplare al suo interno anche la possibilità del peccato e il diritto all’esistenza del peccatore. Una lettura attenta dei Vangeli attesta che non vi è prevista una punizione terrena del peccatore. Quando l’adultera si allontana da Gesù, che non l’ha condannata per la sua evidente (ed allora terribile) colpa, è libera di scegliere il percorso della sua futura vita, prendendo su di sé, consapevolmente, i rischi delle scelte che farà.

Nei Vangeli non c’è condanna terrena che scenda dal cielo per i peccatori, neppure per chi abbandona la religione cristiana. Si può rimanere intimamente cristiani anche quando ci si crede nemici della chiesa cattolica. Si pensi alla rivoluzione francese – dichiaratamente e irrevocabilmente laica e avversa all’apparato istituzionale della Chiesa – che ha scelto, per definire in sintesi estrema e perfetta il fondamento del suo pensiero e del suo progetto, tre parole di matrice inequivocabilmente cristiana: egalitè (la fine della schiavitù), fraternitè (l’amore per il prossimo), libertè (da tutte le oppressioni del corpo e dello spirito, esattamente come predicato da Gesù).

Abbandoniamo l’argomento promettendo di riprenderlo perché sono sollecitato da una notizia giornalistica che appare quasi giornalmente sui giornali: “…pensionato ucciso da un’auto sulle strisce pedonali“.

Bisogna salvare i VECCHI.

Cominciamo avvertendoli che le strisce pedonali sono pericolosissime. La ragione è semplice: le magiche strisce si trovano agli incroci dove le automobili arrivano da più parti forti del presunto diritto a tagliare la strada ai pedoni, anche quando il semaforo è rosso. In più manca da parte della persona anziana l’attenzione al pericolo, sentendosi i vecchi “garantiti e sicuri” proprio dalla presenza delle strisce e del semaforo!

Bisogna sollecitare con forza l’attenzione al pericolo, in modo particolare nella persona anziana, e questa attenzione è, forse, più spontaneamente messa in atto quando si attraversa la strada, possibilmente a senso unico, esattamente a metà fra due incroci, dove è possibile vedere con chiarezza se arriva una macchina dall’unica direzione possibile. Se volete mantenere l’abitudine di attraversare sulle strisce pedonali guardate con calma ed estrema attenzione in tutte le direzioni ricordandovi che certi ciclisti percorrono le vie in senso contrario e il più delle volte sui marciapiedi.

Un altro pericolo per un anziano è cercare di vivere come un giovane; ciò oltre ad essere rischioso è anche inutile. Faccio il caso di un amico che, grazie alla passione sportiva e a un forte spirito competitivo verso se stesso, è divenuto campione di maratona a 60 anni! E’ morto recentemente, più o meno alla mia età, dopo un lungo periodo di quasi completa immobilità. Il mio massimo sforzo, ormai da qualche anno, è passeggiare intorno alla casa facendo la spesa con l’aiuto del carrello (incombenza che è ancora compito mio e di cui sono fiero!) e, anche se con un po’ di fatica, viaggio ancora sulle mie gambe.

Al di là di questo aspetto, apparentemente banale ma non secondario, dell’amministrare bene le proprie forze, quello che penso debba differenziare nella sostanza la vita del vecchio da quella del giovane sta nel fatto che per quest’ultimo l’imperativo dominante è abbastanza semplice: egli “deve viverla”, deve, cioè, mantenersi in uno stato di costante e vigile attività. Deve cercare lavoro e tenere lontano lo stress; sposarsi e sopportare la moglie (o il marito); fare i figli e cercare di capire cosa sono e cosa deve essere lui per loro, e via dicendo.

Il vecchio si è lasciato alle spalle tutte queste “attività”; se, come un giovane ma ben diversamente da lui, vuol continuare ad intendere il vivere come una condizione strettamente concernente il qui ed ora, sarà costretto ad ammettere – se non sempre il più delle volte – che non gli rimane che di interessarsi dei dolori e delle malattie che lo attanagliano.

Io affermo, invece, che l’anziano deve, individuati a naso gli ultimi 10 anni di vita, imparare ad “abbandonarla” e scoprire se ci sono percorsi pianeggianti per arrivare alla eternità con eleganza. Più l’obiettivo è importante più l’ossessione dei dolori e delle malattie andrà sparendo.

In attesa di scoprire che incontri possono avvenire sul percorso che ci siamo promessi, vorrei osservare che la vita dell’universo ha percorso tempi enormi prima dell’arrivo dell’uomo. Gli animali hanno occupato questo tempo molto prima del nostro arrivo e anzi dobbiamo sospettare che fra di loro esistano i nostri antenati. Se confrontiamo le due specie (l’umana e l’animale) avvertiamo una enorme capacità, da parte dell’uomo, di comprendere i fenomeni costitutivi dell’universo attraverso la scienza, in questa ricerca spinto e sostenuto da una fortissima attitudine religiosa. Se per “attitudine religiosa” intendiamo la sua espressione più immediata di “senso del mistero”, non possiamo dire con certezza che essa manchi completamente fra gli animali, e in egual misura non possiamo negare una loro rudimentale quanto sofisticata “attitudine scientifica”, ma in essi certamente tali spinte non operano come motori massimi dell’evoluzione come avviene nell’uomo.

Ai tempi degli dei greci l’uomo scienziato poteva aver scoperto il “numero”, la ruota, il sistema democratico, ma per arrivare al D.N.A. e alla bomba atomica l’uomo ha dovuto essere in grado di pensare e confrontarsi con il “Dio assoluto“. Scienza e religione sono fratelli e si danno una mano nella loro reciproca evoluzione.

La libertà, concetto forte e implicito nel messaggio cristiano, ha portato la scienza ai traguardi che ho menzionato, anche se ha utilizzato veicoli che si potrebbero dire impropri, come la rivoluzione francese.

Ogni tanto mi metto nei panni del buon Dio e constato che per permettermi di vivere diciamo per circa 90 anni su questa terra ha costruito tutto questo immenso universo. In più, attendendo qualche miliardo di anni la mia venuta, la quale non ha mostrato grande capacità di miglioramento del mondo che mi è stato offerto! Mi rimane il dubbio che il regalo non me lo sono finora meritato.

Ragione per cui ritengo indispensabile, valutando di essere abbondantemente entrato nell’ultimo periodo della mia vita, pur senza perdere il contatto con la terra, alzare un po’ lo sguardo della ragione al livello, diciamo, delle nuvole per iniziare il viaggio sul sentiero che porta all’eternità (sperando che ci sia).

Da quando ho deciso di fare più attenzione alle cose del mondo mi sono accorto che mamme e bambini si comportano diversamente con noi vecchi. Le mamme, quando passeggiano, sono sempre impegnate a guardare i loro piccoli, mentre questi hanno lo sguardo sempre in movimento e, se si accorgono di un vecchietto che fa loro cenni di saluto lo seguono con gli occhi fin che possono e sorridono. Il nostro impegno deve essere quello di rispondere al sorriso.

In Italia abbiamo la fortuna di imbatterci ogni 100 metri in una chiesa. In quelle più importanti c’è l’organo ed, in alcune di esse, opera una “scuola cantorum”, Io consiglio ogni vecchietto di partecipare ai cori: è un modo dolce e forte di acquistare salute fisica e psichica, scoprendo inoltre che le letture che si svolgono nelle chiese cattoliche sono di buon auspicio per i vecchi. La chiesa è l’unico luogo dove la vecchiaia non è considerata un inutile ingombro.

Lettera 14. Mondo della libertà, mondo dell’amore. Napoli e New York a confronto

Più volte mi sono presentato come l’unico “napoletano” nato a Milano da genitori milanesi.

Mi avvalgo quindi di una napoletanità ad honorem. Ma vediamo perché:

il mio amico Luciano De Crescenzo, nel suo primo libro “Così parlò Bellavista – Napoli amore e libertà“, che conseguì un enorme successo e fu tradotto in decine di lingue, presenta un gruppetto di persone capitanate dal professor Bellavista, il quale spiega ai suoi attenti ascoltatori come, per capire la realtà “Napoli”, sia necessario conoscere la sua teoria dell’Amore e della Libertà: senza questa è assai difficile discernere i meriti dai demeriti del modus vivendi squisitamente partenopeo. Ma alla domanda “Ma è proprio sua questa teoria, professore?” Luciano/Bellavista risponde: “Veramente il primo a parlarmi di amore e libertà fu un mio amico di Milano: Giancarlo Galli. …”. Questo è scritto a pagina 53 alla riga 10 della edizione italiana ma anche nelle due o tre edizioni in lingua straniera che mi è capitato di trovare e quindi penso anche in tutte le altre. Mi ritengo, trattandosi di più di un milione di copie, meritevole del titolo che mi sono attribuito.

Ma cosa era veramente accaduto? Io, di ritorno da un viaggio di lavoro a New York, ero andato a trovare Luciano, nel suo meraviglioso ufficio IBM di Roma dove, sulla sua scrivania, troneggiava il calco di San Gennaro in vesti vescovili e sulle pareti una gigantografia di Napoli colorata a mano. Il clima prodotto da questo gentile ambiente mi aveva spinto a pontificare sulle mie esperienze nella città americana: In questa città, da tutti considerata come il centro della “libertà” nel mondo, bisogna fare attenzione a non prendersi delle libertà che in Italia sarebbero comunemente accettate. Nell’ambiente di lavoro esiste solo il lavoro. Mi accadde che, durante l’intervallo di mezzogiorno passato in un bar nelle vicinanze dell’ufficio, chiesi ad un australiano che mi faceva da tutor se si sarebbe potuto mangiare in compagnia delle segretarie. Mi aveva risposto che non sarebbe stato gradito ai superiori, perché l’intervallo era comunque considerato parte dell’orario di lavoro. Nostro malgrado, ci sedemmo dunque in solitudine maschile e quando, per accompagnare il pasto, mi accinsi a chiedere del vino, il mio tutor mi fece capire che anche il vino – al pari di quello delle segretarie – era un argomento tabù. Ritornai tristemente al lavoro quando, verso le cinque e mezzo, ora in cui in Italia iniziano a scaldarsi le nostre capacità lavorative, mi accorsi di un certo fermento che vivificava l’ambiente. Poco dopo il tutor mi chiese di seguirlo, perché la giornata era terminata, e ci trovammo al bar dove, a mezzogiorno, mi era stato consigliato di non bere il vino, e sul bancone notai allineati una ventina di bicchieroni colmi di birra, ai quali si stavano abbeverando tutti i componenti maschili dell’ufficio. Io, non abituato a quelle quantità, mi affrettai a ingoiare la mia razione avendo capito che l’invito era importante ed acconsentirvi mi avrebbe facilitato l’inserimento nel gruppo.

Dopo aver gaudiosamente bevuto, con un mio collega anch’esso giunto con me dall’Italia, cercammo un collega napoletano, “esperto” delle abitudini del luogo poiché già da qualche anno in America, al fine di averne la consulenza a proposito di alcuni argomenti a noi molto a cuore. Gli chiedemmo quale fosse la ”strategia” da seguire per corteggiare le ragazze. Il suggerimento fu il seguente: “Nessun problema. Sceglietene una che si confaccia ai vostri gusti, anche dell’ufficio, e invitatela durante un week-end“. Al che, noi, contrariati: “Veramente noi abbiamo già invitato due ragazze per il prossimo sabato e domenica, ma ci hanno risposto con un sorriso negativo”. Allora egli ci spiegò: “Vi hanno detto “no” solo perché hanno così paura di restare sole che sono già impegnate per i prossimi due week-end, ma sicuramente fino a venerdì non impegneranno il terzo (in attesa di un invito favorevole), e voi essendo giovani, belli e italiani dovreste far parte del numero dei preferiti”. Noi, ormai sconfortati: “Ma noi stiamo qui solo 15 giorni!”. Egli concluse con una battuta: “Beh, in questo caso dovevate inviare un telex“.

Poi, visto il nostro sconforto, continuò, per tentare un salvataggio della situazione in extremis: “In un caso così disperato andate in centro città, entrate in un bar, scegliete un posto vicino ad una donna, mettete un mucchietto di dollari sul banco davanti a voi facendo attenzione a non bere troppo, perché il barman vi riempirà il bicchiere ogni volta che lo vuotate, e attendete che lei, ubriaca, cada a sinistra o a destra. Se per caso cade dalla vostra parte quella notte di certo ve la porterete a letto. Abbiate, però, l’accortezza di portarla nel vostro albergo, altrimenti al risveglio al mattino a casa sua, accorgendosi che parlate male l’americano, chiamerà la polizia”.

Quella sera non riuscimmo a centrare l’obbiettivo, ma facemmo degli incontri che mi permisero, in seguito, di completare le mie osservazioni sul mondo della Libertà e il mondo dell’Amore.

Mentre io e il mio amico cicaleggiavamo parlando a voce alta, come nostra abitudine, in italiano, seduti in un bar in attesa di fare incontri incoraggianti, si avvicinò un signore americano il quale cominciò a conversare con noi in un italiano perfetto. Quando gli chiedemmo se era venuto in Italia per imparare la lingua, ci confidò che non conosceva il nostro paese; ma più tardi nella serata, con l’aiuto di qualche bicchiere di vino italiano ed entrando sempre più in confidenza, scoprimmo che, essendo un pilota, l’Italia lui l’aveva vista durante la guerra dagli aerei alleati che venivano a bombardarla. Egli mostrò un sentito dispiacere nel ricordare gli atti disdicevoli compiuti da alcuni suoi colleghi a danno della nostra patria. Noi lo rassicurammo, spiegando come gli italiani, avendo presto dimenticato quanto di male gli americani potevano avere fatto, ancor’oggi li considerino i “liberatori”.

Nel nostro girovagare speranzosi di fare conoscenze interessanti, incontrammo diversi italiani emigrati non tutti felici della loro vita negli Stati Uniti. Soprattutto ci impressionò la sintetica lucidità di un calabrese, il quale mostrava una forte volontà di mettere radici a New York ed aveva chiara in mente la strategia migliore da seguire: “Se voglio avviare una Società mi sposo con una donna di qui; ma se voglio sposarmi per “amore” scrivo ai miei in Calabria e mi faccio inviare una ragazza del paese scelta da loro!”.

Finimmo la serata contrattando con due signorine costi e procedure per un appuntamento notturno e scoprimmo, con enorme sorpresa, la possibilità che questo avesse luogo nel nostro albergo. Le signorine ci assicuravano che non c’era alcun controllo da parte dei portieri e loro avevano via libera per raggiungerci nelle nostre stanze.

Capimmo perché, prima di entrare nei grossi ascensori dell’albergo, due specchi posti all’interno lateralmente permettevano di controllare la presenza di un eventuale malavitoso e soprattutto, entrati in camera, su un biglietto bene in evidenza sopra il cuscino, la direzione dell’hotel ci ricordava di chiudere la stanza; non con la chiave ma con il più sicuro chiavistello: “libertà” non si sposava facilmente con “sicurezza”.

Nella conversazione con De Crescenzo, non avendo io in mente allora nessuna teoria, devo aver indicato l’esistenza di due mondi: uno della libertà, l’altro dell’amore, dai quali derivavano personaggi molto diversi, e rappresentati, rispettivamente, dalle città di New York e Napoli. Luciano, al contrario, aveva in mente detta teoria molto più precisamente, con tanto di rappresentazione su ascisse e ordinate, inoltre magnificamente spiegata nel suo libro, tuttavia definita in modo comprensibile forse nella sola Napoli: uno era il mondo degli “alberisti” (intendendo chi, gioioso, addobba l’albero di Natale con luci e dolci), l’altro dei “presepisti” (che preparano il presepe con pazienza e amore). La definizione “alberisti” e “presepisti” era certamente più significativa; la mia, “amore” e “libertà”, poteva dare adito a incomprensioni ma era sicuramente più mediatica; pertanto la scelta di Luciano cadde sulla seconda, il che probabilmente favorì il successo editoriale mondiale di “Così parlò Bellavista – Napoli, amore e libertà”.

Ai lettori delle mie lettere (in particolare lettera 7 e lettera 9), le parole “Amore” e “Libertà”, associate a “Produttività”, sono note: una teoria simile frulla oggi anche nella mia testa. Io penso che ci siano periodi storici in cui, in alcune zone del mondo, si verificano le condizioni che permettono il nascere dell’uno o dell’altro mondo, alternativamente. Io definisco “mondo della libertà” il mondo che nasce dalle ceneri di un precedente “mondo dell’amore”: esso si sviluppa perché ha in sé una “conoscenza” nuova, necessaria all’evoluzione della specie. Col passare del tempo questa conoscenza diviene fine a se stessa, in virtù di una sorta di processo di auto-divinizzazione di una portata tale da cancellare, perfino, l’interesse degli uomini verso gli Dei. Questo mondo si sviluppa esponenzialmente fino ad implodere su se stesso; dalle sue ceneri rinasce, come fenice, un nuovo “mondo dell’amore” portatore della nuova conoscenza (quella sviluppatasi nel mondo della libertà), messa questa volta al servizio dell’uomo, restituendo gli Dei alla loro originaria dimora: il cielo. Il mondo Romano può essere un esempio di mondo della libertà: nei territori facenti parte dell’Impero la vita, nel giro di qualche anno, andava modificandosi completamente, venivano assunti i valori amministrativi e militari per la conduzione dello stato, i quali in parte costituiscono la base del diritto degli odierni stati europei. Mi rifaccio alla fantasia di Fellini: durante la proiezione del film “Satiricon Fellini”, che analizza la fine del mondo romano della libertà, mi chiedevo dove avessi già visto i personaggi che scorrevano nelle immagini del film. Al termine dello spettacolo, all’accensione delle luci in sala, compresi che i protagonisti del film erano gli spettatori stessi seduti intorno a me. Dopo Fellini, chiedo aiuto, perché mi si comprenda meglio, a Pasolini:

Io, per me , sono anti clericale, ma so che in me ci sono duemila anni di cristianesimo; io con i miei avi ho costruito le chiese romaniche, e poi le chiese gotiche, e poi le chiese barocche: esse sono mio patrimonio, nel contenuto e nello stile. Sarei folle se negassi tale forza potente che è in me”.

Io ritengo che proprio nelle chiese costruite dai cristiani in Europa, si sia andata via via costituendo la società dell’amore che ha filtrato le conoscenze veicolate dal mondo greco e poi da quello romano. Nel film “Roma” sempre Fellini ci ha mostrato l’esito finale del processo di sviluppo di questo “mondo dell’amore” attraverso due allegorie: la folle sfilata di modelli su pattini a rotelle indossanti vestiti sacerdotali, a simboleggiare la stagnazione dei valori; con la presenza dei motociclisti, invece, ha simboleggiato la possibile nascita di una nuova società ancora informe e indeterminata.

Continuiamo ad affidarci alla fantasia di Fellini. Egli mostrò in modo originale, nel film “Casanova Fellini”, le cause di una possibile ripartenza di un nuovo mondo della libertà e nel successivo film, “La città delle donne”, quale tipo di società della libertà si sia costituita grazie ai comportamenti sviluppatisi nel primo film. Nei due films si svolge un gioco fra il potere delle donne e quello degli uomini. Il personaggio Casanova nel film dichiara all’incirca: “la donna vale molto ed è buona nell’accettare gli atteggiamenti prevaricatori degli uomini”. Egli quindi si impegna a dare una nuova dignità alle donne migliorando la qualità dell’orgasmo femminile, obbiettivo che a quei tempi non aveva grandi proseliti nel mondo maschile. Ma nel film successivo il regista-poeta vede, a seguito dell’acquisito potere delle donne, perfino in chiave poliziesca, la ricacciata degli uomini negli angusti antri di una vita da fuchi.

Nostro è il compito di scoprire la legge che dirige il flusso degli avvenimenti costitutivi l’attuale mondo della libertà. Sicuramente la libertà femminile ne è un elemento, ma non quello principale. Fra il seicento ed il settecento nacquero movimenti rivoluzionari dai quali scaturiscono, oggi, comportamenti distorcenti gli obiettivi allora fissati. La rivoluzione francese tramite la ghigliottina aveva inferto colpi cruciali, tagliando parecchie teste regali: il risultato fu che dopo una decina d’anni i francesi non si accontentarono più di un Re ma vollero un Imperatore!. I milanesi, che dovettero sopportare il potere dei francesi per alcuni anni, dicevano “fraternité, liberté, egalité, lur en carossa e num a pè” (“fraternità, libertà, uguaglianza: loro in carrozza e noi a piedi”). Più determinante l’avvio del mondo industriale in Inghilterra. Fino alla metà del Novecento esso si è configurato come il mondo della “produzione”, in cui si sono confrontati e scontrati gli ideali comunisti e gli obiettivi capitalisti. Questa battaglia è stata vinta dal mondo capitalista, che è stato capace di trasformare il mondo della “produzione” nel mondo della “produttività”; dal mondo dei capi al mondo dei manager. I “capi” erano una elite inamovibile: la produzione era al servizio del loro potere; i “manager” sono dei professionisti al servizio della produttività; se essi non sanno promuoverla ed incentivarla a dovere, vengono simbolicamente ghigliottinati, ed è in azioni del genere che la rivoluzione francese ha dato il suo vero insegnamento. Vediamo cosa è successo in Cina, unico stato con strutture governative comuniste considerato oggi da noi occidentali vincente: in quel paese l’uomo della lunga marcia e soprattutto il giovane già guardia rossa sono stati inseriti nelle fabbriche ad alta produttività a montare gli “iPad”, poi venduti dall’americana Apple. Ed inoltre, a costruire le stesse automobili in quantità superiore alla produzione americana, essendo poi invitati a comprarle e guidarle e formare, infine, code enormi sulle per ora esigue autostrade cinesi. Lo stesso è accaduto per la nostra piccola rivoluzione “domestica” del ’68, che aiutò il mondo a cambiare offrendo essenzialmente solo dirigenti giovani ed intelligenti alle aziende produttive!. E come spiegarsi che dall’azione svolta dalle femministe in Duomo che gridavano ”tremate , tremate le streghe son tornate” la pensione che a quei tempi le donne raggiungevano a 50 anni oggi la ottengono a 65. Come volevasi dimostrare i risultati furono contrari ai propositi originari.

Se vi è un regista dietro a questi avvenimenti, bisogna credere che abbia una fantasia almeno doppia di quella di Fellini. Perdonatemi la mia visione ingenua: credo fermamente che in questo trionfo della produttività ci sia la mano del “Buon Dio”. Questa mia convinzione mi aiuta a sperare che nella produttività ci sia anche del buono. Inizialmente analizziamo insieme cosa c’è di insano.

Prendiamo in esame la famiglia: l’incontro sacrale (come intese a suo tempo lo stesso Platone) fra l’atomo uomo e l’atomo donna ha costituito la molecola famiglia. Sicuramente questa unione ha avuto il compito di dare dignità alla paternità maschile, dignità che la madre possiede in modo naturale, come un archetipo. Nei tempi antichi il compito paterno era svolto dal fratello della madre: l’uomo non conosceva la propria paternità. Oltre ad onorare il padre, fra i compiti principali della molecola famiglia vi è quello di avere figli e di educarli. Questo compito è facilitato se esiste un buona armonia all’interno della molecola.

L’azione della produttività soffoca questi elementari principi di buon funzionamento della famiglia.

Difficoltà di carriera per le spose; impegni troppo gravosi di lavoro impediscono incontri con i figli e addirittura producono la separazione delle coppie. Risultato: si generano pochi figli; i matrimoni falliscono. Il mondo non si muove per fornire aiuti alle famiglie ma le famiglie per contro sono assoggettate a seguire gli imperativi del mondo della produttività (vedi l’azione della pubblicità e della televisione). La molecola famiglia è troppo piccola per confrontarsi con il mondo esterno. Pensate l’aiuto che i nonni potrebbero offrire. Alcune famiglie hanno procreato confidando nel solo aiuto dei nonni. Penso che in futuro si presenteranno avvenimenti che costringeranno le molecole famiglia a costituirsi in “cellule” familiari: più famiglie insieme legate fra di loro da vincoli che le associano.

Se nel futuro (penso non vicino) le famiglie saranno obbligate ad allearsi, oggi quello che possiamo fare è indicare le leggi di comportamento ed i vincoli fondamentali che devono costituire il loro statuto. Io ho riflettuto su questi argomenti e mi sento di poterli comunicare solo previa avvertenza, verso i lettori, delle mie scarse e spesso fallibili capacità divinatorie. Faccio un esempio: dopo aver visitato gli Stati Uniti, recentemente ho fatto un viaggetto nei paesi dell’est. Rientrai convinto che prima o dopo sarebbe successo qualche cosa che avrebbe modificato lo stile di vita statunitense: già allora ritenevo eccessive le condizioni di stress e frenesia che vi avevo trovato. Al contrario ritenevo tranquillo il mondo comunista. Naturalmente, dopo alcuni mesi il mondo sovietico è andato in briciole e quello statunitense ha preso il comando solitario degli avvenimenti mondiali.

Le famiglie nel costituirsi cellule devono pensare di entrare in convento. Affermo questo per due ragioni: nei conventi la chiesa ha trovato gli argomenti e la forza per arrivare fino ai tempi nostri; inoltre bisogna salvaguardare la sacralità della famiglia perché alcuni componenti di essa possono averne bisogno. Sicuramente il padre, se si offusca l’azione del Buon Dio, perde in dignità, ma soprattutto i fanciulli, i quali devono necessariamente fare incontri tipo: l’angelo custode, la preghierina della sera, i buoni proponimenti, etc…, per poter crescere sereni e interiormente forti.

Gli attori (atomi) della famiglia cellula si dividono in:

– maschi o femmine

– singoli, singoli genitori, coppie, coppie genitori

– bambini, giovani, adulti, anziani

– lavoratori esterni, lavoratori interni

– responsabili di azioni all’interno della cellula

Dobbiamo decidere, per ogni atomo della famiglia-cellula, quali devono essere i comportamenti nei confronti di tutti gli altri operatori e cosa nel suo complesso la famiglia si attende dalla sua attività. Espongo alcuni di questi punti statutari chiedendo ai lettori della lettera z l’impegno, anzi direi l’obbligo, di completare il mio lavoro:

  1. singoli o coppie che vogliono avere figli, devono poterli fare venire al mondo e ricevere l’aiuto della comunità a mantenerli ed educarli. Deve essere professata una religione unica da cui trarre gli insegnamenti religiosi da dare ai bambini (fino agli otto/dieci anni). I giovani, gli adulti e gli anziani non interessati a scelte religiose non devono avere atteggiamenti che complicano l’insegnamento religioso dei bambini. I limiti nel numero di bambini che una donna può fare sarà deciso dalle comunità al momento della loro costituzione. Io fisserei il limite a ventisette bambini, in ricordo di mio bisnonno che per permettermi di nascere è arrivato al ventisettesimo colpo per procreare mia nonna!. La regola religiosa la fisso perché ritengo che se si desidera avere un figlio musicista non si può aspettare che abbia 40 anni per insegnargli come si mettono le mani sulla tastiera del pianoforte. Idem per aiutare il piccolo a mettere le mani sulla tastiera della vita bisogna che acquisisca meccanicamente il senso del divino. Quando ero piccolo il Natale era annunciato da una luce che appariva sulle finestre che davano sulla ringhiera e che indicava l’arrivo di Gesù Bambino. Non vi dico la mia delusione quando, diventato più grande, mi accorsi che la luce proveniva semplicemente da una fantesca che sorreggeva una candela. Comunque ancora oggi quando vedo una candela accesa mi emoziono, e non è poco di questi tempi!
  2. Gli anziani non devono essere consegnati esclusivamente in mani mercenarie. Giovani e adulti devono frequentarli, imparare a curarli, direi tentare di amarli.

Io mi fermo qui, perché curare i vecchi, fare figli, preoccuparsi della loro educazione saranno gli atti fondamentali della famiglia cellula.

Soffermiamoci, invece, sul rapporto tra il mondo della produttività e la nostra comunità che immaginiamo costituita da un centinaio di elementi. Oggi 50 famiglie come minimo posseggono 100 macchine che normalmente sono ferme nei posteggi e quando camminano sono occupate da una sola persona. Gli spostamenti in una comunità possono essere organizzati ben più efficacemente: alcuni taxisti interni potrebbero occuparsi dei trasporti nelle ore di punta (impegno da affidare anche ai giovani a cui piacerebbe moltissimo) usando piccoli pulmini. Prevedo facile l’ accordarsi per viaggiare insieme e migliorare il riempimento medio delle vetture. Il risultato di una organizzazione dei trasporti più efficiente permetterebbe di risolvere ogni problema di trasporto di un gruppo di 50 famiglie con meno della metà delle macchine usate oggi .

Avere i figli che si desiderano, rendere più confortevole la vita agli anziani, acquistare solo i prodotti che servono sono atti che modificano la nostra esistenza. Vediamo come il mondo della produttività potrebbe essere cambiato.

Recentemente si è verificato un avvenimento che ha la caratteristica di fatto miracoloso, soprattutto ai miei occhi di lavoratore di una azienda americana: il governo statunitense con la sua massima autorità, il presidente, ha offerto a un italiano manager di una azienda italiana il compito di salvare una azienda americana di nobile tradizione utilizzando tecnologia e intelligenza organizzativa italiana. Gli attori dell’avvenimento, oltre al famoso presidente leggermente abbronzato, sono: la Chrysler, i sindacati dell’azienda, la Fiat ma soprattutto Marchionne. Il premio, se l’operazione avrà felice esito, sarà la proprietà per la Fiat del 51% della Chrysler a fronte di una spesa minima: un vero regalo.

Dopo un anno dall’inizio dell’impresa Marchionne dopo aver preso decisioni drastiche in America: licenziando operai; retribuendo i nuovi assunti meno dei veterani; chiudendo concessionari inutili; eliminando sconti; e, pur riducendo la produzione, sta cominciando ad ottenere guadagni; costruisce macchine più belle e inserisce per i nuovi progetti direttive per il connubio complementare dei prodotti delle due aziende. L’apoteosi è raggiunta quando riceve gli attestati direi quasi di amore dei sindacati americani. Bisogna ricordare che una operazione simile era stata tentata da Marchionne in Germania per la Opel e che in una sua recente intervista al giornale “La Repubblica” spiega che il mancato accordo è da addebitare ai tedeschi che non si fidano degli italiani. Ricordo che qualche cosa di simile era successo anche alla Pirelli in Germania e all’ing. De Benedetti in una operazione franco-belga.

Da vecchio sindacalista vorrei dire ai miei confratelli di oggi che Marchionne non può agire negli Stati Uniti con la scure e non tirare le orecchie ai lavoratori italiani per qualche loro peccatuccio.

In un mercato concorrenziale all’ultimo sangue dove i concorrenti hanno ricevuto aiuti cospicui dai loro governi è inimmaginabile fare un’opera di bene tenendosi la fabbrica in Sicilia. Marchionne deve mostrare di agire in Italia seguendo gli stessi principi che hanno condizionato la sua azione al di là dell’Atlantico altrimenti rischia il fallimento.

Ho descritto un momento di vita del mondo della produttività e dobbiamo augurare al giovanotto di continuare a fabbricare automobili efficienti e belle come ha mostrato di saper costruire. Quello che non possiamo chiedergli è di produrre qualche cosa di più utile. Questo potremmo pretenderlo se smettessimo di essere famiglie automobili-dipendenti; se riuscissimo a defilarci dall’essere utenti di un mercato al servizio del mondo produttivo.

Se il regista di tutti questi avvenimenti è il Buon Dio, come io auspico, si deve sperare che tutto questo affanno a produrre macchine che non sono indispensabili, nasconda in sé la necessità futura di essere capaci di costruire macchine veramente necessarie alla sopravvivenza del mondo.

Il nostro compito, con qualche aiuto dal cielo, è far sì che il sogno di Marchionne si modifichi leggermente per produrre negli stabilimenti Fiat-Crysler non più belle automobili ma robuste astronavi, o, per lo meno, macchine che non rovinino la bellissima astronave attualmente in uso: la nostra Terra.

Lettera 13. La vecchiaia. Può essere più sopportabile di quello che ci si aspetta

La “vecchiaia“ è un periodo della vita che bisogna godere.

Il problema è che noi arriviamo a conoscerla da vecchi; il più delle volte impreparati.

Il 14 dicembre 2010, giornata campale per la politica italiana, è nata Emma e ho potuto assistere ad uno dei suoi primi “atti di vita”: la piccola si è dimostrata abilissima ad attaccarsi al seno della madre ed offrirsi una bella poppata. La piccola Emma ha mostrato una spontanea abilità a succhiare che le è stata offerta dalla natura o, se la cosa non vi scandalizza, dal Buon Dio, e l’impegno che le è costato è stato ricompensato dal piccolo aiuto della madre per fare il ruttino e da un finale sonno ristoratore.

Tutti i nostri atti di vita sono comprensivi di spinte naturali e di “azioni” del mondo, comprese naturalmente quelle che nascono dalla nostra volontà. La sorte accompagna i nostri atti di vita se sono conseguenti ad azioni esterne: un viaggio di piacere in Africa può incrociare una zanzara malefica e metterci nei guai; un incontro con un partner sbagliato può condannarci per tutta la vita; un viaggio in aereo può terminare in una disastrosa picchiata. Per tutti i casi in cui una azione esterna si appropria di un nostro atto di vita bisogna appellarsi alla fortuna.

Non è così quando siamo noi ad agire sui nostri atti di vita. Nei miei quasi ottanta anni di vita ho portato più di centomila volte del cibo alle mie labbra, ma, visto che peso quasi 100 chili invece dei 70 consigliati dai medici, è innegabile che ho sbagliato sia nella frequenza che nelle quantità. Ma quanti atti di vita guidati dalla nostra volontà ci conducono a situazioni tragiche: drogarsi, con il miraggio di un’estasi vicina ci conduce a mali futuri; bere, con l’illusione di annegare i dispiaceri che facilmente imparano a nuotare… Atti di vita che si rivolgono all’ottenimento di piaceri, a conseguimento di ambizioni, a raggiungimento di ideali non sono esenti da rischi e possono portarci a situazioni di vita diametralmente opposte a quelle perseguite.

Può avvenire che, “nel mezzo del cammin di nostra vita”, una bella “depressione” ci venga ad avvertire che nello svolgimento dei nostri atti di vita abbiamo sbagliato qualche cosa. Se il buio ci assale a metà del percorso siamo fortunati perché c’è ancora tempo e forza davanti a noi per salvarci!

Cos’è la depressione? E’ una nebbia che avvolge i nostri atti di vita, che offusca la gioia di vivere, ci avvia a desideri di morte. Io ho conosciuto la depressione e la spiego così: se qualcuno si presenta offrendoti la sicurezza di guarirti ma ti chiede in cambio di tagliarti una mano tu ti dichiari disponibile anche a staccarti un braccio intero pur di essere liberato dal buio in cui sei immerso. Ma ci si può salvare: se sei fortunato, se “imbrocchi” un medicinale giusto; oppure devi darti da fare a scoprire nello svolgimento dei tuoi atti di vita qualche cosa che non è andato per il verso giusto.

Io ho sperimentato un metodo che su di me ha funzionato. Il danno può essere derivato da valori incorporati in una “verità” che consideri fondamentale. Riconsidera questa tua “verità” con gli occhi di un oppositore. Banalmente, nel trattare di comunismo e fascismo come opposti, se consideri il mondo ideale quello comunista cerca di ri-guardarlo con gli occhi di un fascista, o viceversa. Questa mia attitudine mi ha fatto capire, ad esempio, che parlare di religione quando si ha in antipatia i preti ma non si è mai letto i vangeli non è una azione corretta. Mettere in dubbio le proprie “verità” fondamentali ci offre aperture più ampie e ci permette incontri che ci possono sollevare dal buio. Una depressione ben superata aiuta a percorrere in equilibrio il resto della vita.

Per introdurre i problemi che nascono in vecchiaia vorrei mostrare alcuni casi verificatisi in famiglia:

mio padre. Non usava più le gambe sostituendole con le ruote della bicicletta; passava la giornata giocando a carte, cosa che lo divertiva molto perché gli dava l’occasione di barare; aiutava qualche amico macellaio a servire i clienti, leggeva I tre moschettieri e Grand Hotel; ma soprattutto non aveva mai avvertito l’arrivo della morte, la sua naturalmente. Un pomeriggio si è coricato per fare il riposino, e si è dimenticato di svegliarsi.

mia nonna. Era molto di chiesa. Mi ricordo che durante i bombardamenti di Milano del marzo del 1943, sulla nostra casa di via Monviso erano piovuti quattro o cinque “spezzoni incendiari”; uno dei quali aveva completamente distrutto il salone a fianco della casa, mentre gli altri mio padre aveva creduto di spegnerli tutti su in solaio. Fu scoperto più tardi, quando mia nonna tornò dallo sfollamento, che una di queste piccole bombe aveva bucato il soffitto fra il solaio e il secondo piano e successivamente il soffitto fra il secondo e il primo piano e aveva completamente distrutto, incendiandolo, l’inginocchiatoio usato da mia nonna per pregare. Recentemente ho scoperto, andando a cantare in chiesa, che nelle funzioni si dicono molte parole confortevoli per le orecchie di un vecchio, soprattutto quando, presentando la morte come momento di passaggio da una vita ad un’altra, la si trasforma nell’ultimo atto di vita terrena in vista dell’eternità, quella stessa eternità che Gesù ha promesso sulla croce al buon ladrone. Mia nonna ha fatto una morte tranquilla.

mia madre. Era sempre stata il centro della famiglia. Per noi maschi era stata decisiva: aveva voluto che studiassimo invece di aiutare il padre in bottega. Entrata giovane sposa in due stanze della via Monviso, dove sono nati sei figli e sono arrivate la sorella e la madre per aiutarla, poi anche una giovane fantesca. Le stanze sono poi diventate quattro poi sei nelle quali alla fine della sua vita si è trovata da sola. Negli ultimi tempi andavo a trovarla e lei si lamentava “vori muri! vori muri!”. Pensavo di aiutarla dicendole “Tutti dobbiamo morire, mamma, ma pensa che dopo di te passeranno si e no dieci minuti poi morirò anch’io … e ci ritroveremo in paradiso”. La sua risposta fu “Già, el paradis di oc“ (il paradiso delle oche, ovvero degli sciocchi che ci credono!). Negli ultimi anni di vita, pur mantenendo una buona attività fisica, è stata avvolta da una depressione senile che l’ha fatta soffrire non poco. A mia madre è mancato un luogo per continuare a vivere con il resto del mondo, luogo che mio padre aveva trovato nell’osteria e mia nonna in chiesa.

Il 7 giugno 2011 compio ottanta anni. Forse sono diventato vecchio; lo scorgo dall’atteggiamento di alcuni giovani che mi offrono il posto a sedere sul tram. Purtroppo non ho mai frequentato le osterie, però in chiesa ci vado per cantare. Metto in pratica , sempre più convinto della sua utilità, la teoria sviluppata durante il periodo della mia forte depressione: mettere in discussione le mie “verità”. Le verità sotto pressione si purificano. Anche le verità generali possono essere pericolose: tutte le settimane sui giornali appaiono delle notizie tipo “auto uccide pensionato sulle strisce pedonali”: è chiaro che la convinzione di aver diritto alla precedenza fa dimenticare che ci può essere qualche autista che non vede né le strisce né chi le attraversa. Nei miei colloqui con i più giovani, cosa che mi capita di frequente perché i vecchi amici stanno sparendo velocemente, ho deciso di non insistere a offrirmi come esperto di “verità” bensì, eventualmente, della trasformazione delle “verità” nel tempo.

Ad esempio: vi ricordate le aspettative di molti nell’affermazione “…..adda venì baffone…” che oggi nell’unico stato a struttura statale comunista di “successo” si è realizzato nella costruzione dei grattaceli di Pechino e di Shangai. Se proprio devo intingere nelle mie verità da vecchio è bene condirle con idee bislacche che sorprendono. Se vuoi veicolare pensieri filosofici devi vestirti da clown. Vi darò un esempio in una mia prossima lettera in cui vi parlerò del “mondo dell’amore e mondo della libertà“.